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Identità digitale e il problema BOT

L’identità digitale. Il problema della rete esiste, ma tra eventi e professori da cattedra, festival del web e corsi di web marketing, nessuno ha il coraggio di dire la verità o fornire soluzioni.

BOT supremacy

Kevin Flynn e il suo BOT: Clu

*BOT e il silenzio/assenso degli esperti del settore

Da Wikipedia: Il *BOT? (abbreviazione di robot) in terminologia informatica in generale un programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani (per esempio che accede alle pagine Web, invia messaggi in una chat e così via).

Programmi di questo tipo sono diffusi in relazione a molti diversi servizi in rete, con scopi vari ma in genere legati all’automazione di compiti che sarebbero troppo gravosi o complessi per gli utenti umani.

Quando nel lontano Maggio 2014 (SMM e traffico web: come ti (s)pompo il social!) lamentavo un problema legato alla veridicità dei dati rilevati in rete, era solo l’apice di una escalation dopo anni di rilevamenti fasulli ma “limitati” in parametri accettabili e facilmente tracciabili. Ma oggi?

Agenda digitale? Inesistente

Ecco che il problema si pone e non me ne voglia Riccardo Luna (Agenda digitale) e nemmeno i super professori di eventi e corsi, ma qui c’e’ qualche cosa che non quadra e il problema sempre più grave; negare l’evidenza serve a chi?

La responsabilità dei servizi hosting

  • Cosa è stato fatto per porre l’accento sul problema BOT e limitarlo a livello internazionale?
  • Cosa hanno fatto gli hosting web per limitare il problema?
  • Cosa ha fatto Agenda Digitale, gli esperti (nominali) indicati dal Governo per far evolvere il mondo digitale italiano?

Potrei continuare elencando le associazioni dell’editoria digitale, dell’advertising e non ultimi i singoli professionisti che tanto scrivono, tanto chiacchierano, ma di fatto poco sanno se “sorvolano” sul problema.

Se adoperate AdWords per incrementare il vostro business, con i BOT attuali pagate click non veri. Se fate ADS in Facebook, tanti profili sono indiani (e non solo) su profilazioni che “dicono” essere precisissime, ma allora chi sono questi signori dal “mipiace” facile?

Ma l’utente medio, il cliente è consapevole del dato che gli viene fornito? Che è DROGATO di tanto buonismo dal consulente “superficiale” che fa del suo parlare una azione “criminosa” di pubblicità ingannevole? Forse non conosce cosa muove il web moderno?

Gli hosting web avrebbero già potuto fare tanto, ma non lo hanno fatto! Lo spiegherò più avanti in questo articolo.

RETE BOT

La Rete. Tra esperti e professori, si nascondono i BOT e non si attivano le identità digitali mondiali

I social nel 2014: precursori di ro-BOT aggressivi

Gli *enumeratori sono un ulteriore strumento che la programmazione in “C” rende disponibile per rappresentare più agevolmente i dati gestiti dai programmi.

In particolare essi consentono di descrivere con nomi simbolici gruppi di oggetti ai quali possibile associare valori numerici interi.

Quando nel 2014 (BOT e traffico robotico) parlavamo di traffico artificiale lo si è fatto cercando di “simulare” quello che un “utente medio” poteva fare con risorse trovate in rete e “generando” traffico con impiego di BOT.

Ma il problema non è stato compreso. Non è l’uso improprio di questi strumenti “il problema”, ma il suo contrario!

L’utilizzo di BOT ormai è una prassi quotidiana ed ha avuto la sua massima “espressione” con l’avvento dei social network. Tutti i tecnici ed i consulenti hanno sposato “la causa” rendendo “invisibili” questi intelligentissimi enumeratori* del fantasmagorico mondo dei BIG DATA…

Più che “Big Data”, la mancanza di identità digitale certificata, la proliferazione esponenziale di profili strumentali falsi, sono il vero big data italiano!

Sorvolo sulla definizione del termine Big Data, ma se mediamente 2 Gigabyte sono il volume di traffico BOT non filtrato per ogni sito web, moltiplicate per gli utenti dei social, per i siti internet e comprenderete di che proporzioni stiamo parlando. Questi sono BIG DATA, non quello che vi raccontano ai corsi o nei loro case study!

I nuovi media digitali, che sono i Social Network, passeranno presto alla storia come una delle peggiori “distrazioni di massa” per lo sviluppo telematico della storia digitale globale.

Perché? Molto semplice dare una risposta, ma forse non siete professori di cattedre all’università, non siete insegnati di eventi web, di festival del marketing o consulenti e scrittori.

Per loro la risposta scontata, sanno bene che occultano la verità; si difendono dicendo che tutto un complotto contro di loro!

 

La realtà dei fatti vuole che la risposta più appropriata è chiedersi quanti sono gli utenti REALI da quelli NON REALI. Provate a chiedere a questi signori dei numeri CERTI, vedrete che l’imbarazzo regnerà sovrano su i loro volti.

I soldi sono i vostri, i corsi li pagate, i festival e le storie di social case study di illustri su palcoscenico vi hanno incantato!

Anche i libri che “dicono” di riportare dati veri dovrete forse “rivalutarli”. C’è chi in buona fede davvero nemmeno sa di cosa sta parlando; nemmeno sa programmare, ma fa “il vostro” consulente di social marketing per la vostra azienda!

A quanti non è capitato di sentire l’amico della figlia che ha più account in Facebook? In Twitter? In Instagram? Pinterest? Tumlr? Anche tu hai più account? Tutto lecito se te lo fanno fare!

Nessuno, compreso me ti critica, ma immagina una web agency; credi si limiti al raddoppio di profili oppure ne gestisce decine, centinaia, migliaia? E se li automatizza in maniera roBOTica? Figo vero?

Guarda caso, proprio in Instagram le interazioni sono eccezionali. Risultati davvero strabilianti, ma pochi professionisti vi diranno che sul volume prodotto, per la maggior parte, è “rumore”! Si opera per lo più in base a statistiche di quantità di traffico e non sulla qualità mirata a un determinato target!

Chi ci guadagna dall’uso di profili falsi e BOT nei social?

facebookChi ci guadagna? I creatori di questi sistemi sociali. Spesso si associano campagne PPC (pay per click) a promozioni progettate da web agency, consulenti di web marketing che generano traffico sulla massa di dati/utenti.

Creano comunque interesse, movimento, la notizia si distribuisce come dell’inchiostro liquido in un recipiente (il social) pieno d’acqua (voi).

Se la notizia comincia a raccogliere “mi piace”, cuoricini ecc… l’interesse aumenta. Se il contatto che hai nella tua lista interagisce con un “mipiace”, compare nel vostro feed e quello dei suoi amici.

Voi reagite con azione di condivisione e l’utente “falso”, il profilo senza verifica di indentità digitale, un BOT, non fa altro che amplificare questa condizione di “azione” e visibilità ad altre liste di utenti/network. Si generano azioni come fossero umane, ma automatizzate con profili falsi.

Generando automaticamente delle “reazioni” da altri profili, la notizia nel tuo news feed sempre in evidenza e tanti altri utenti la visualizzeranno innescando una catena di reazioni. Questa in linea di massima e semplificata l’azione di un BOT inserito in un contesto fatto di “network” di utenti.

Lo stesso vale per social come YouTube: anche in quel contesto possibile generare migliaia di visualizzazioni, ma quante sono reali? Pensate che è possibile impostare azioni come se fossero umane come il mettere in pausa il video, tornare a un determinato punto, farlo ripartire.

Allora il “virale” esiste davvero oppure “tutto” ha un “potenziale virale” se spinto attraverso BOT?

Siamo arrivati a misurare la professionalità in base alla popolarità in un social di un individuo! Diciamo che una persona è un “influencer” perchè ha tanti amici, interazioni ecc? Forse si è perso il senno e la misura. Quante volte sentite dire in televisione che un video ha avuto “milioni di visualizzazioni”? Che un utente ha “milioni di seguaci”?

Tutti questi fattori possono essere “forzati” come i “mipiace” ed anche le “connessioni” con altri “amici virtuali”. Chiedete ai vostri cari consulenti, professori e scrittori del settore, le risposte saranno esilaranti, ma a voi toccherà ragionare!

Identità digitale mondiale

ISO BOTQuello che mi sarei aspettato in questo mondo fatto di inutili e futili misurazioni del nulla associato ad azioni di interazione sociale, è proprio una soluzione unica per tutto il mondo. Un generatore di logica condivisa per fare business e per mettere in sicurezza la rete.

Tutti abbiamo una identità fiscale, perché non generare anche una identità digitale associata univocamente a quella fiscale? Vuoi provare a registrarti al social network? Se non inserisci il tuo codice digitale univoco di identità digitale mondiale, non puoi farlo!

Se hai già una tua identità digitale e sociale attiva, non puoi registrare nuovi utenti social. Ecco che il reboot (riavvio) del sistema potrebbe essere generato semplicemente con un invito agli utenti nelle varie piattaforme sociali a inserire la loro identità digitale. Chi non lo fa, allo scadere di un certo tempo, si vedrà cancellato il profilo definitivamente.

Pensate ai volumi di traffico, alle interazioni, ai dati che “forte” flessione registrerebbero. Provate solo ad immaginare come sarebbe più facile anche fare business e non essere sommersi da tonnellate di kilobyte di pubblicità ridondante e inutile solo perché “spinta” da BOT.

La ricerca “identità digitale” in Google oggi genera circa 700.000 risultati, i primi sono tutti siti del Governo e delle agenzie delle entrate. Su quello si sono preoccupati di identificare il singolo contribuente, ma fare il salto per migliorare la rete? Hanno immaginato e realizzato SPID, ma inverosimilmente è così tanto complesso che la sua applicazione è quasi impossibile. Ci sarebbe da riflettere anche a livello politico “serio”!!

Sicurezza con l’identità digitale

Fine della pedo-pornografia. Fine degli attacchi di stalking. Fine di tutte quelle pratiche di “branco” che hanno portato a suicidi adolescenti ad opera di ignoti haters.

In pratica, lo strumento di identità digitale, garantirebbe a tutti una maggiore sicurezza. Inutile parlare di privacy in un contesto digitale, con i social vi siete già venduti l’anima al diavolo e fate i santi adesso che non potete più importunare la ragazzetta in maniera anonima o il boy toy figlio della migliore amica?

Dovrebbe essere un obbiettivo preciso e politico. Tanti oggi dicono di essere innovatori, di difendere i diritti dei cittadini, non mi è parso mai di aver sentito o letto nulla di simile nemmeno in libri di “popolari” (nei social) addetti ai lavori. Non credo che un politico possa avere una visione così tanto avanguardista poiché è lontana da interessi di lobby che vogliono e mantengono questo sistema così confusionale e parziale.

BOT: ci sono soluzioni?

Immaginiamo che il Garante per l’Editoria italiana mi chiedesse dei dati di un sito web. Poniamo il caso che io sia uno sprovveduto e cito i dati rilevati da un analizzatore di traffico e li certifico; il Garante mi contesta e dice che quei dati non sono veritieri, chi ha ragione?

La risposta la sapete, inutile dire che il Garante avrebbe ragione! Questo vuol dire che viviamo in un silenzio/assenso che è molto peggio che una truffa voluta e pianificata.

Quanti citano dati di traffico di Facebook, scrivono libri su dati non riscontrabili, interazioni e crescita di uso social e web, fanno corsi e parlano di volume e virale, sono tutti dei criminali? Fanno un uso criminoso del dato web e social? Pubblicità ingannevole? Nessuno interviene!

Quando cercate delle risposte da questi personaggi, loro vi rispondono serenamente che contano i risultati, i contatti. Vero, indiscutibilmente lineare come discorso, ma allora le analisi dei dati e il loro studio preventivo, su cosa è basato? Quando vi dicono che stata fatta una analisi di mercato in rete o nei social, a cosa si riferiscono? A questi dati? Oppure sanno che aumentando a dismisura “il volume” qualcuno “vi sentirà”? Sparano nel mucchio, ma raccontano di essere dei chirurghi di precisione?

Numeri reali? Identità digitali? BOT? Nulla di tutto questo, i numeri che riportano non reggono; questo il problema!

Consideriamo i servizi Hosting, quelli che “pagate” anche profumatamente; che garanzie di traffico vi promettono? Che tipo di traffico vi promettono? Si legge di quantità di banda, la massima velocità di trasferimento, ma mai nessuno che garantisse un traffico “PULITO” da azioni BOT!

Pagate la banda che utilizzate, pagate in termini di velocità azioni di BOT ripetitive e massive, ne rispondete al cliente quando per caso un sito cinese vi manda una valanga di mail al vostro account di web mail! Ma perché non vendere un servizio “pulito” e di QUALITÀ?

Esempio di traffico BOT su ADS Facebook

BOT Facebook

Ho provato ad “investire” 1 euro in ADS e cercare di incrementare le visualizzazioni al mio articolo monitorando il risultato e raccogliendo nel dettaglio anche “le persone” che arrivano da questo tipo di promozione sociale.

Si nota la profilazione del target utente, del paese dove far vedere la promozione…

bot-facebook-ppc

La quantità di persone non sembra male, il contatore indica una buona lettura dell’articolo, ma sarà altrettanto interessante “leggere” le interazioni che abbiamo ottenuto e da chi?

social-bot-ppc

Ecco quello che si vede su “mipiace” indotti su PPC in ADS di Facebook; su 6 interazioni:

  • un thailandese
  • una rumena
  • un armeno
  • una ungherese
  • una italiana
  • una pagina (italiana)

Questo in meno di 12 ore di promozione, ma se ho indicato “Italia” come target, come mai arrivano dall’estero? Sono tutti reali quegli utenti oppure tra loro si nascondono profili pilotati da BOT? Non vi dico nulla, ma potreste immaginare, i profili sono davvero tanto interessanti!

Esempio di traffico BOT non filtrato da Hosting

Traffico fantasma generato da BOT

Questa schermata si riferisce a un codice di monitoraggio non più in uso su un dominio che non esiste più. Come si può notare, il programma JAVA per il rilevamento dei dati del sito di Analytics, mostra del traffico…

Fate caso alle visualizzazioni di pagina, alla durata media della sessione, alla frequenza di rimbalzo. Magari… chiedete direttamente al vostro Hosting cosa sono quelle visite, loro sapranno rispondervi!

Interessante notare come l’origine dei BOT sia sociale quanto da fonte web organico. Il rimbalzo e la durata della sessione non lascia alcun dubbio, queste 56 visite sono “inesistenti”!

Questi dati il servizio Hosting potrebbe “filtrarli”, se così fosse… l’utilizzo dei BOT avrebbero vita breve.

AGGIORNAMENTO:

web bot analytics

web bot analytics

Come vedete, il caso di studio reale, è un dato di fatto. Allora, i BOT esistono oppure no?

Guardate il mondo dei motori di ricerca e della SEO. Oggi per posizionare un sito web, in barba a copywriting, ai fattori interni, alle immagini, ai contenuti per fare posizionamento, non fanno altro che eccitare BOT. Generare migliaia di link fittizi con associati anchor, title, pulsanti e tutto quello che solo la fantasia può immaginare per distribuire contenuti su migliaia di siti/cms.

Tutti generati artificialmente per costruire “reti” di link utili al posizionamento: link building.

soluzioni bot

Cosa aspetta Google a penalizzare queste azioni “palesi” di forzatura di posizionamento? Ci guadagnano con AdWords? Con AdSense? Chiedete al vostro consulente AdWords di verificare i click delle vostre campagne; gli potreste far notare che un grande numero di click “stranamente” dubbio per “rimbalzo” e permanenza.

Preparatevi anche alle risposte, saranno interessanti come un gessetto spigoloso strisciato su una vecchia lavagna!

Soluzione tecnica da hosting

Se le azioni BOT generano traffico non reale, vuoi per semplici o benevoli dati statistici, BOT di posizionamento e tanti altri utilizzi, ci sono anche i BOT malevoli. Generano traffico negativo mirato. Lo chiamano “negative SEO”. Non ne voglio parlare perché è una pratica abbastanza frequente anche qui in Italia e non la condivido. Non rientra in una etica che per me è importante; non per tutti evidentemente.

La soluzione potrebbe essere tecnica ad opera degli hosting. Una bella e nuova frontiera commerciale di vendita, offrire al cliente un servizio quanto mai prossimo a un traffico reale e con un risparmio notevole di risorse tecniche.

Soluzione politica

La soluzione politica dovrebbe essere globale e condivisa, mi risulta davvero una ipotesi fantasiosa. L’inadeguatezza e la scarsa competenza di chi “non ci rappresenta” in ambiti politici digitali nazionali è davvero imbarazzante.

A chi conviene lavorare su dati non umani? Su azioni non umane? Nel web come nei social, più’ il dato veritiero minore sarà l’oppressione verso l’utente e anche l’aggressività dell’advertising.

Il target sarà più definito, preciso ed interessato. Ritenere l’utilizzo di sistemi automatizzati BOT come CRIMINALI potrebbe essere un deterrente, ma anche efficace? La soluzione dell’Hosting sembra la più semplice, la più logica. Bloccare a monte dei siti web i BOT significa troncare le possibilità di raccogliere e distribuire informazioni non utili.

Non avrebbero più senso di esistere i BOT non universalmente riconosciuti come “utili”. Ma la politica dorme anche su questo.

Il web è imploso per l’utilizzo di BOT

Ad oggi, in alcuni settori ed alcune serp, il dato BOT è quasi totale. Non ci sono risultati utili, ma solo ed esclusivamente catalogazione di dati generati da automazioni che non prendono in considerazione fattori di comportamento umano. Questo vale anche per la generazione di titoli in automatico; descrizioni molto approssimate o traduzioni automatiche che generano risultati nei motori di ricerca non utili.

Il settore turistico è viziato da un traffico BOT che si aggira attorno all’80% di quello reale. Non parliamo dei comparatori prezzi, del settore finanziario, delle news e anche del gossip. Mirare o individuare il traffico reale da quello generato in maniera robotica non è cosa facile. Ci sono software, soluzioni manuali e anche delle future WebAPP che presto aiuteranno a epurare quei dati inutili. Ma eliminarlo a monte non sarebbe molto più “utile” per tutti?

Quanto costa in termini di potenza dissipata dai servers del mondo? Banda persa? Generano economie questi BOT? Anche questo un business underground che sta limitando le piccole e medie realtà digitali che non conoscono questi scenari fatti di sistemi fasulli.

I big players ne fanno un grande uso per essere sempre primi e sempre i più visitati. Le piccole realtà digitali e web… non possono che soccombere.

Conclusioni

Il silenzio non è mai un dissenso, ma un assenso taciuto.McVitale

Io non mi trovo a mio agio in questo web che reputo “pericoloso”. Troppi numeri relativi, persone e dati gonfiati da azioni di BOT. Queste persone meriterebbero di essere condannate a risarcire legalmente per quanto da loro affermato in libri, contribuito alla disinformazione di massa per proprio lucro.

Un reato che va ben oltre la semplice pubblicità ingannevole.

Garante della privacy, amministratori del Governo, Polizia Postale, Agenda Digitale, politici dotti in tema di digitale… vederli tutti concentrati a proporre anche in Comunità Europea una possibile soluzione/accordo per un rilancio di un web ormai prossimo alla morte, un sogno che forse non vedrò mai!

La rete è di tutti, la sicurezza è di tutti, io diffiderei da quanti questi problemi non li affrontano o non li conoscono. Troppo evidente che la carne da macello siete voi utenti e imprenditori! Aprite le menti, ragionate anche a difesa dei vostri figli e futuri utilizzatori di questi sistemi.

Rifletterci non fa male. Sotto puoi lasciare un commento e confrontarti, ma anche il confronto non è da tutti come non lo è andare contro corrente nell’interesse non individuale, ma di una collettività nazionale, europea, mondiale.

 

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6 commenti
  1. Giovanni De Filippo
    Giovanni De Filippo dice:

    Bene e la verità fa male!

    Tuttavia, i presi per i fondelli sono tutti gli utenti del web da chi agisce come chiaramente descritto nell’articolo e mi sembra di capire che stiamo parlando di generazione di dati falsi che poi servono a convincere quello sfortunato committente che si è rivolto ad un professionista del web per raggiungere determinati obiettivi di traffico, che in realtà non esistono e che con le pratiche scorrette enunciate, prendono per il fondo schiena i malcapitati.

    Stiamo parlando di reati informatici da paragonare, giusto per intenderci ad un “falso ideologico”, cioè: quello che lo specialista del web pone come obiettivo raggiunto, sapendo invece che non lo sarà mai…

    Un reato molto grave che dovrebbe essere perseguito per due motivi: uno di onestà professionale e l’altro per tutelare gli utenti dalle truffe!

    Un sogno che al momento non potrà essere raggiunto perché i preposti che dovrebbero controllare, segnalare alla Autorità Giudiziarie e quest’ultima intervenire dove ci sono reati che ne determinano l’obbligatorietà dell’azione penale, ma che in realtà non controllano un caz.. e che dire: W l’Italia degli imbroglioni e non voglio aggiungere altro, lasciando ai lettori le opportune deduzioni del caso..

    Ocio e non fatevi prendere per i fondelli e seguite chi invece vi dice la verità su tutto questo casino megagalattico del web!!

    Congratulazioni all’autore che sputtana tutte questo schifo di professionisti disonesti del web… era ora!!

    Rispondi
    • Alessandro Vitale
      Alessandro Vitale dice:

      Grazie Giovanni.

      Da quello che leggo sei del settore (dalla mail che resterà segreta) e sai bene che l’organo che potrebbe intervenire e limitare questo scempio è l’Autorità Garante per la Radiodiffusione e l’Editoria AGCOM.

      Detto questo, vale poco o anche niente dire che siamo in Italia, scusa l’osservazione ma il bacino d’utenza della nostra lingua rispetto l’anglofono o anche la lingua spagnola, diventa davvero uno specchio d’acqua simile a uno sputo!

      Non volendo considerare la lingua cinese e il loro mondo, quella russa ed il loro mondo, Indiani… insomma, siamo proprio un fanalino di coda, ma il problema d’Identità digitale e anche di BOT, è comune a tutti.

      Ovvio è che in un mercato dove le utenze sono più sviluppate e dotte per l’utilizzo del servizio via rete, dove gli utenti sono milioni in più, le proporzioni di roBOTico rispetto a quello umano, è a livelli ancora accettabili.

      NOn è lo stesso per le identità digitali, questo è un tema che scotta davvero tanto, ma immaginiamo il potenziale di una possibilità di essere in una rete globale avanzata dove non esistono più cloni di nessuno. Sarebbe una nuova frontiera, quella realtà che possiamo anche definire “Virtuale” ma resteremo comunque noi.

      In termini di sicurezza, sai bene ed immaginerai quali possono essere i vantaggi, maggiore sicurezza, significa anche più facilità per gli inquirenti quando si trattano casi di crimini informatici legati a minori.

      C’è da riflettere, penso che questo articolo sia un modo abbastanza profondo per avere un punto di vista “non convenzionale” con possibili soluzioni. Tutto è perfezionabile, ma io ho provato a dire la mia.

      Alex

      Rispondi
  2. Bonaventura Di Bello
    Bonaventura Di Bello dice:

    Articolo illuminante, che conferma quelli che finora avevo ritenuto solo dei sospetti soggettivi dettati da paranoia.

    Ma del resto, il motto “follow the money” continua ad avere senso anche in questi ambiti, perché la tecnologia è asservita al mercato, come ogni altro strumento dei ‘tempi moderni’.

    Ti ammiro per il tuo testo di denuncia Alessandro, vado a condividerlo sperando possa raggiungere ancora più persone.

    Rispondi
    • Alessandro Vitale
      Alessandro Vitale dice:

      Ti ringrazio.

      I tuoi sospetti sono riscontrabili, certificabili e Google come Facebook ed Instagram, consapevoli e taciturni in questa valle di esperti. Intanto, nessuno che ha mai scritto due righe come queste denunciando anche una possibilità di risoluzione, almeno per il lato web, da parte di servizi che paghiamo: gli hosting.

      Che la tecnologia sia asservita al mercato, per me è cosa relativa se i dati sono poi fasulli e tutti ci basiamo su dati non veritieri e con un traffico prettamente BOT. Se questa tendenza non regredisce, il web è finito. C’è poco altro da dire.

      Credo che più che ammirare io preferirei essere smentito, ma in Italia (e non solo) si applica la regola del silenzio ed è questo il problema più grosso. Condividere è secondo il mio punto di vista, la cosa più bella che si possa fare, ma vedrai che il seguito sarà scarso. Fa molto più rumore il nuovo Instagram che ha copiato le funzioni Snapchat che far comprendere ai professionisti che i dati di reazione nei social sono affidati ai più furbi.

      L’uso di BOT è oramai così tanto diffuso che lo stesso Google non riesce a contrastare la proliferazione di siti che generano link per il posizionamento. Parliamo del colosso del mondo della rete di tutti i tempi, possibile che non possa variare il peso e la valutazione dei siti per il posizionamento organico? E se ci guadagnasse anche Google in questo mondo di BOT?

      Come si potrebbe fermare il dato BOT nei social? Ecco che l’identità digitale univoca mondiale, potrebbe essere il colpo di grazia per queste tecnologie fraudolente. Ma la domanda è: chi dovrebbe controllare? Non fanno nulla? Polizia Postale? Magistratura? Garante AGICOM?

      Tutto tace… grazie del tuo commento!

      Rispondi
  3. Mattia
    Mattia dice:

    Grazie per l’articolo!

    Da una parte avrei preferito non leggerlo.. e pensare ancora che il web fosse un bel mondo in cui chi lavora sodo e com perizia riesce a portare a casa dei risultati..
    Mi sono da poco addentrato nel mondo dell’affiliate, dell’advertising e del web in generale, con la speranza di farne un lavoro e leggere queste righe mi ha fatto capire quanto piccolo e impotente sono in questo mondo.

    Grazie per aver trattato in modo cosi chiaro e diretto queste tematiche scottanti!

    Se posso chiedere, vorrei da te qualche consiglio su come approfondire l’argomento (se un modo c’) e soprattutto come smascherare questi dati gonfiati (sempre se un modo c’).

    Vorrei documentarmi per evitare di incappare in trappole architettate da fantomatici GURU del settore e anche capire se un modo pulito ed onesto esiste per poter lavorare in questo settore.

    Rispondi
    • Alessandro Vitale
      Alessandro Vitale dice:

      Ciao Mattia.

      Ecco perché ho scritto questo articolo, il tuo feedback credo sia importante proprio per chi si avvicina oggi al web. Di sicuro è un bel mondo, ma poi come in ogni cosa bella, arriva il furbo e lo sciame segue; anche vecchi social erano belli e di settore, oggi non esistono pi perché dentro ci hanno fatto solo dello spam!

      Il mondo dove ti sei affacciato, quello dell’advertising e affiliate, è tra i più competitivi e non immune proprio da quello che ho scritto nel mio articolo. Semplicemente, se vendo dei numeri, un BOT mi aiuta a dimostrare al cliente che determinati numeri sono stati fatti, in quanto a conversione, allora il dibattito si fa acceso e potrei affermare che all’aumento del traffico indotto attraverso BOT, è possibile ci siano conversioni.

      Ma non è un illogico, è come dare volume a un impianto audio, maggiore sarà la sua diffusione (volume), maggiori saranno le persone che lo sentiranno. Ma a quante realmente interessa quel suono? Ecco fatto che vendere “tanto al chilo” anche in lead generation significa proprio questo.

      Da me vuoi consigli su come approfondire l’argomento? Mattia, l’unica cosa che posso dirti è che i corsi servono a chi li fa, una volta esisteva la ricerca e tutte le pubblicazioni erano riscontri soggettivi su i quali dialogare, confrontarsi, oggi invece? Cerca. In italiano troverai forse solo noi e qualche giornalista che ha tradotto lo stesso discorso dalla lingua inglese, ma direi che tutti sanno e pochi sono quelli che raccontano.

      Le trappole sono schemi mentali indotti dietro a santoni del momento. Se ci fai caso il business principale di alcuni vecchi del settore, è proprio la formazione. La carne da macello siete voi e questo io lo trovo umiliante.

      In forma molto satirica (per ovvi motivi), trattiamo argomenti simili anche in “La Supposta conoscenza del web” (http://www.suppostaweb.com). Se vuoi approfondire, ci sono alcuni casi studio effettuati in mia collaborazione, basta saper leggere tra le righe e non tralasciare i commenti!

      Spero di essere stato utile, se puoi, diffondi quello che a te pare sincero ed onesto, qualcun’altro potrà come te sapere di cosa stiamo parlando.

      Alex

      Rispondi

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